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Cerveteri
Il nome etrusco di Cerveteri, tramandatoci nelle lamine auree rinvenute a Pyrgi (odierna S. Severa), e sul sarcofago della Tomba dei Tasmnie è Caisra. Agylla è il nome tramandatoci dagli scrittori Greci, mentre i Latini la denominavano Caere.
Situata su un altopiano tufaceo di circa 160 ettari con i monti Ceriti alle spalle e i corsi dei fossi Manganello e Vaccina ai lati si affaccia sul Mar Tirreno che dista circa tre km. Due delle strade che uscivano dalla città, erano dirette ai porti, una raggiungeva Alsium (Palo), l’altra si dirigeva a Pyrgi (S. Severa) e proseguiva lungo la costa fino a raggiungere Punicun (S. Marinella).
Le più antiche attestazione di vita nella città risalgono al periodo villanoviano ( IX – VIII sec. a.c.) con tracce che si manifestano nei sepolcreti del Sorbo e Cava della Pozzolana.
Il territorio di Caere confinava a nord con quello di Tarquinia , sul fiume Mignone, mentre a sud arrivava quasi a ridosso del Tevere. Nel periodo di maggiore espansione politica ed economica, occupava, oltre ai monti della Tolfa e l’intero perimetro del lago di Bracciano, buona parte del territorio di Blera, il lago di Martignano e parte del territorio di Veio.
Nell’arco del VI sec. a.c. , la città di Caere sviluppo quelle attività commerciali e marinare che daranno origine a quel fenomeno di dominio del mare, che si identifica con il nome di Talassocrazia Etrusca.
Come riporta lo storico greco Erotodo vissuto intorno al V sec. a.c. “ Caere intorno al 540 a.c. invia le sue navi insieme a Cartagine contro i Focesi, mercanti-pirati che si erano stabiliti in Corsica e più precisamente ad Alalia (l’odierna Aleria), nella cruenta battaglia navale la lega etrusco-cartaginese ne esce vittoriosa costringendo i greci sconfitti ad abbandonare la Corsica e a rifugiarsi in Campania dove fondarono la città di Velia. A questo scontro navale è legato un drammatico episodio che turbò non poco gli abitanti di Caere. Erodono narra che dei moltissimi prigionieri greci catturati nello scontro la gran parte toccò ai Ceriti. Questi furono portati nei pressi di Pyrgi e tanto era l’odio nei loro confronti che vennero lapidati sulla spiaggia. L’eccidio però ricadde sugli artefici perché scoppio una tale pestilenza, a causa dei corpi lasciati insepolti in segno di ulteriore disprezzo, che chiunque fosse passato nella zona dell’eccidio rimaneva immediatamente o storpio o cieco e subivano la stessa sorte gli animali. Per liberarsi di tale pesante maledizione, dalla città fù inviata una delegazione a Delfi per consultare l’oracolo. Il consiglio ricevuto fù di provvedere ad annuali espiazione in suffragio dei prigionieri uccisi, con lo svolgimento di solenni giochi ginnastici ed equestri detti giochi Ceriti.
Sul finire del VI sec. a.c. inizia la decadenza della nazione etrusca e quindi anche di Caere dovuta alla sconfitta inflitta dai Latini alleatisi con i Cumani. Segue nel 473 a.c. un’altra cocente sconfitta nelle acque a largo di Cuma da parte di una flotta Siracusana guidata da Gerone che blocca definitivamente le mire espansionistiche degli etruschi.
Durante le invasioni dei Galli, la città si dimostrò alleata dei Romani, offrendo ospitalità ai loro sacerdoti e alle vestali, in fuga da Roma che era occupata dai galli guidati da Brenno. Per questi favori, Caere ricevette la “civitas sine suffraggio” e cioè la cittadinanza senza diritto di voto che come commentarono scrittori Latini e greci del periodo immediatamente successivo era ben poca cosa rispetto al favore ricevuto e accusarono i Romani di essere poco riconoscenti, comunque da questo periodo in poi tra Roma e Caere ci sarà un alleanza che durerà per quasi un secolo.
Intorno al 273 a.c. però i Romani ignorando l’amicizia tra i due popoli dichiararono guerra ai ceriti, accusandoli di aver violato i trattati, e risparmiando la popolazione in cambio della cessione di metà del territorio. Questo segno la fine di una città che entrò sempre più nell’orbita politica di Roma. La città viene ricordata ancora da Tito Livio, alla fine della seconda guerra punica, come fornitrice di vettovagliamento per la spedizione di Scipione l’Africano.
Ridotta così, a centro agricolo durante l’impero, sempre più spopolato subì varie incursioni barbariche prima e dei saraceni poi che consigliarono i restanti abitanti a trasferirsi nella vicina località di Ceri, un centro interno arroccato su un’altura facilmente difendibile lontana dagli acquitrini delle paludi e quindi più salubre.
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Gli Etruschi
Il periodo storico;
Il periodo che dobbiamo prendere in considerazione per poter parlare di Etruschi va dal X sec. A. C. sino al 90 A. C. data in cui tutti i popoli dell’Italia raggiungono lo status di cittadini Romani, di questi dieci secoli circa, il X ed il IX sec. A. C. vengono abitualmente chiamati periodo Villanoviano dove le persone vivevano di piccola pastorizia, ed il territorio era disseminato di piccoli villaggi composti da pochi nuclei familiari distanti tra loro pochi chilometri.
Le ceramiche di questo periodo era rozze realizzate con creta non depurata e tornite a mano, i villaggi di cui non rimane nulla se non i buchi per la costruzione delle capanne e le necropoli adiacenti, ci restituiscono delle urne in terracotta per incinerazione che non hanno ancora sviluppato un senso artistico vero e proprio con pochi oggetti di corredo.
Con l’inizio dell’ VIII sec. A. C. i primi mercanti fenici e greci cominciano ad affacciarsi sul Tirreno portando delle mercanzie come stoffe, oggetti in oro, vetro, e ceramiche finissime che non lasciano indifferenti il popolo etrusco molto avvezzo al consumo di generi di lusso, venne di conseguenza recepita anche la cultura greca che questi mercanti andavano diffondendo in tutto il mediterraneo, la merce di scambio che gli etruschi potevano offrire erano le miniere di ferro di cui tutta la costa tirrenica era ricca, il ferro in quel periodo poteva essere paragonato al petrolio di oggi, Insieme a questi mercanti però potrebbero essere giunti anche pirati che depredavano i piccoli villaggi indifesi costringendo così la popolazione dei vari villaggi a riunirsi in città stato distanti qualche chilometro dalla costa e a munirsi di mura di difesa da eventuali attacchi nemici.
Salirono così alla ribalta alcune città come Caere, Tarquinia Veio e Vulci favorite dalla ricca presenza di minerale di ferro nei loro territori e soprattutto erano le prime città che questi mercanti incontravano venendo dal sud e con il quale intrecciavano scambi sia di materiali che culturali e non è un caso se la scritta più antica sia stata rinvenuta a Caere.
Gli etruschi sono il popolo dell’Italia preromana che ha lasciato più testimonianze archeologiche e artistiche, nel periodo di massimo splendore (VII sec. A. C./ V sec. A. C.), dominava un territorio che si estendeva dalla Campania alle rive del Po’ e dominavano il mare Tirreno da cui prese il nome.
Il territorio era occupato da tante città stato sul modello delle città Greche dello stesso periodo, le città più importanti situate nell’area tra il nord del Lazio la toscana e parte dell’Umbria erano : Cerveteri, Veio, Tarquinia, Vulci, Chiusi, Populonia, Vetulonia, Volterra, Perugia, Bolsena ecc..
Nel V sec. A. C. venne creata la Lega delle dodici città per coordinare gli sforzi e cercare di contrastare la spinta dei galli da nord, la crescente potenza di Siracusa che sbarrando lo stretto di Messina aveva messo fine ai commerci con la Grecia e quindi ad un impoverimento sia di tipo materiale che culturale e soprattutto la nuova forza che di lì a poco diventerà la padrona del mondo, e cioè Roma.
Gli Etruschi non seppero coalizzarsi contro Roma in un'unica nazione ma si lasciarono fuorviare da beghe e ripicche interne che facilitò di molto il lavoro di conquista, come per esempio la caduta di Veio del 396 A. C. né Tarquinia né Caere aiutarono Veio ma bensì aiutarono Roma per far cadere il regime di monarchia che allora era instaurato a Veio mentre tutte le altre città si erano date una condotta di stampo repubblicano con magistrati che venivano eletti ogni anno.
In circa cento anni tutte le città rimasero vittima della conquista romana che non annientò la storia e la cultura etrusca anzi ne prese a modello moltissime cose che i Romani seppero usare a loro favore come gli acquedotti scavati nella roccia, la cloaca massima venne costruita intorno al V sec. Per bonificare una zona della Roma antica dall’ultimo Re Tarquinio il superbo, oppure gli oggetti che simboleggiavano il potere come la toga picta, il mantello color porpora che veniva indossato dal magistrato in carica, come la sedia curule, una piccola sedia pieghevole finemente lavorata che era usata dalle persone importanti.
Si arriva così alla fine della nazione etrusca durante la guerra civile di Silla contro Mario del 90 A. C. in cui il senato accorda la cittadinanza Romana a tutta la penisola e come avevano predetto gli aruspici etruschi in tempi non sospetti la nazione etrusca ebbe una vita di dieci secoli.
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Lo stile di vita;
Lo stile di vita cambiò certamente nel corso dei secoli e c’è né possiamo rendere conto dai materiali che vengono rinvenuti dagli scavi effettuati dalla Soprintendenza nella necropoli di Cerveteri. Da una vita, (nei secoli X e VIII sec: A. C.), a livello di piccola produzione pastorale e agricola dove l’uomo impara ad usare i pochi mezzi che sono presenti sul territorio ad una vita di lusso con la scoperta delle ricche miniere di ferro presenti sul territorio, da usare come merce di scambio per prodotti pregiati provenienti dalle coste della Grecia, della Siria, dell’Egitto, che arrecano alla comunità etrusca un notevole cambiamento in meglio della stile di vita che raggiunse livelli raffinati e di completa agiatezza, se si pensa che nel V sec. A. C. intere botteghe di vasai ad Atene erano intente a produrre bellissimi vasi dipinti che gli etruschi apprezzavano in modo stupefacente, risulta da una statistica che circa il 60% di questa produzione sia stata rinvenuta nella zona compresa tra Cerveteri, (in maggioranza), e Vulci.
Con lo stile di vita cambia anche la società etrusca non più legata alle grandi proprietà terriere ma si fanno largo nuove attività come i ceramisti, i mercanti, e le attività connesse con l’estrazione del ferro che portò ricchezza a tutti i ceti è quindi impensabile che le 500.000 tombe della necropoli di Cerveteri appartenessero tutte al ceto aristocratico ma l’emergere di nuovi ricchi del ceto medio fece sì che anche altre famiglie ebbero la loro tomba.
Presso gli antichi gli etruschi erano famosi anche per i banchetti che venivano consumati tre volte al giorno e ne vediamo delle splendide riproduzione nelle tombe dipinte di Tarquinia dove i commensali sdraiati sui dei letti chiamati Klinay erano intenti nella conversazione insieme alle loro mogli mentre dei servi servivano cibo e vino.
Nella società etrusca, (unico caso nell’antichità), la donna aveva pari diritti dell’uomo e a differenza di quanto subivano le donne greche la donna etrusca poteva assistere a gare sportive ed a tutte le attività sociali di allora, per questo motivo alcuni storici Greci e Romani trovavano la cosa alquanto disdicevole e accusavano gli etruschi di essere di facili costumi.
Tutto questo benessere durò sino a che i Romani non si impadronirono delle miniere di ferro, comunque nel periodo romano la vita per gli abitanti dell’Etruria rimase sempre su livelli accettabili, in fondo il territorio offriva tantissimo e le nuove tecniche agricole permettevano una vita faticosa ma agiata.
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Lo stile funerario;
Recentemente l’UNESCO ha riconosciuto le necropoli di Cerveteri e Tarquinia patrimonio dell’umanità, Tarquinia per le sue celebri tombe dipinte che danno uno spaccato di vita antica, Cerveteri per l’architettura della sua necropoli simile a quella delle città antiche.
Nel periodo più antico X – VIII A. C. nel cosiddetto periodo villanoviano era in uso l’incinerazione quindi le tombe erano delle piccole buche nella roccia che contenevano un urna in terracotta non tornita fornita di coperchio con all’interni i resti della persona incinerata e pochi oggetti di corredo.
Nel VII sec. A. C. vengono realizzate tombe a fossa e successivamente a camera perchè con l’arrivo dei Greci sono cambiate anche le modalità di seppellire i propri cari e l’inumazione prende il sopravvento sull’incinerazione che comunque non scomparirà del tutto.
Dal VII sec. A. C. in poi i corredi all’interno delle tombe saranno ricchi con oggetti importati dalla Grecia, dalla Siria, dall’Egitto, da Cartagine oppure prodotti direttamente sul posto da artigiani etruschi che nel frattempo avevano maturato esperienza, arte e tutte le tecniche per lavorare l’oro, il bronzo, l’avorio, la ceramica come per esempio il bucchero una ceramica nera prodotta dagli etruschi da VII al V sec. A. C., che ha restituito degli splendidi recipienti realizzati per lo più per i banchetti tipo il kantaros una piccola coppa con due manici oppure l’oinocoe un recipiente per il vino.
Le Tombe a camera nel caso di Cerveteri sono scavate nel tufo, una roccia vulcanica, porosa, di colore rosso che ancora oggi si usa nelle costruzioni per la sua facilità di lavorazione, quindi entrando in una tomba di Cerveteri non è inusuale trovare scolpiti i letti con i particolari delle gambe, il cuscino oppure trovare delle sedie delle ceste dei finti travi scolpiti sul soffitto ad imitare le case che queste persone avevano abitato per una vita infatti la sensazione che si ha entrando in una tomba etrusca è quella di entrare in una casa antica dove i nostri antenati portavano con sé tutte le cose più care appartenute in vita, quindi un uomo veniva accompagnato dalle armi se era un guerriero, da numerose anfore per il vino, per l’olio, coppe per bere, grandi anfore che contenevano grano oppure farina, olive insomma tutto quello di cui ha bisogno un uomo che sta facendo l’ultimo viaggio.
Il corredo femminile viene accompagnato da numerosi monili nel periodo più ricco insieme a molti piccoli vasi che contenevano profumi o a oggetti personali come pettini, specchi e tante altre cose.
Dopo il V° sec. A. C. a Roma viene vietato di adornare i propri morti con oggetti in oro cosa che è sicuramente successa anche in Etruria, il motivo va ricercato nelle ricchissime tombe del periodo antecedente dove moltissimi oggetti in oro accompagnavano il ricco proprietario nell’ultimo viaggio e privavano così i discendenti e quindi la comunità di una risorsa importante, Comunque successivamente per tutto il periodo etrusco i corredi vennero realizzati in ceramica a volte anche di ottima fattura fino al periodo romano dove poi il corredo si riduce a pochi oggetti di semplice fattura.
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